Sogliola ESPLOSIVA!

Fra i ciliegi di Sassuolo, in provincia di Modena, si snodava una volta una ferrovia. Era la linea Modena-Vignola, chiusa al traffico passeggeri nei turbolenti anni '60 e a quello merci nel 1972, gestita dalla SEFTA fino alla chiusura. Solo una breve tratta di circa 2700 metri si salvò dalla furia distruttrice: dallo scambio della stazione di Vignola alla fermata di Confine e poco oltre. Vignola era stazione in comune con un'altra linea in cerca di salvezza: quella della FCV per Casalecchio - e prima Bologna - che nel 2001 vedrà nuova vita.

In Vignola i due fabbricati che si fronteggiano racchiudevano allora una fitta rete di scambi e binari a servizio del voluminoso traffico merci che la zona generava. Mentre la linea ex FCV si portava con una curva a est verso un vallone dominato dalle piante di ciliegio, la nostra breve sopravvissuta proseguiva brevemente a nord, per piegare poi a ovest seguendo il corso della parallela via Cà dei Barozzi. Da questa via si stacca una strada secondaria chiamata via Garofolana, che la nostra linea fiancheggiava dopo una leggera curva a destra fra le piante cariche di fiori bianchi e profumati. Seguendo questa strada a mo' di tranvia , il binario leggero della vecchia SEFTA si diramava con uno scambio, a raccordo di uno stabilimento conserviero. Proseguendo dritti per altri 600 metri si arrivava ad un vecchio casello in pietra e mattoni. Questa era la fermata di Confine, posta sull'omonima via fra i comuni di Vignola e Spilamberto.

Attraversato un PL si apriva un piccolo scalo merci con due binari e un nuovo raccordo, fonte di vita per la linea fino a dieci anni fa. Il cancello dentro al quale svaniva il binario apparteneva alla SIPE - Società Italiana Prodotti Esplodenti - produttrice di esplosivi e apparecchiature per la produzione degli stessi. Il traffico di questa società che riceveva o spediva pochi carri alla volta era l'unico motivo di sopravvivenza di quest'ultimo brandello di SEFTA. Così tipico per la catenaria Ganz applicata in Italia solo sulla FGC e dall'esercizio così anomalo da valer la pena del racconto.

La gestione dei traffici sulla tratta era ora in carico alla ATC di Bologna, con le proprie locomotive impegnate anche con i merci fra Vignola e Casalecchio FS. A Vignola era distaccata appositamente una sogliola Badoni siglata L.914, costruita nel 1956, che si occupava anche delle manovre in stazione e del servizio al raccordo ortofrutticolo lungo la stessa linea. Quando il treno in partenza da Confine era più pesante, la povera sogliola non poteva ovviamente bastare e venivano quindi usati i locomotori elettrici di ATC: L.901 e 902 e gli ex FS E.400, ora L.904-905. Spesso il treno era assistito da una doppia trazione simmetrica, per facilitare le manovre nel ristretto piazzale di Confine.

Quando già la linea di Casalecchio navigava da tempo in cattive acque, il ridicolo traffico residuo della SIPE venne a cessare. L'ultimo servizio fu effettuato nell'Agosto del 1994, utilizzando l'L.915 (un Greco del 1957), dal momento che la catenaria era già stata asportata in alcuni punti. Da qui e fino al 2002 il binario e i pali della catenaria Ganz rimasero assopiti con vane speranze. Sull'area della SIPE era già da tempo iniziata la bonifica ed ora i comuni di Spilamberto, Vignola e Savignano stanno attuando un progetto per la riqualificazione dell'area che prevede quattro destinazioni: abitazione, terziario, parco pubblico e parco scientifico. In particolare verranno recuperati i corpi principali dell'ex fabbrica per destinarli a Parco per la ricerca nel settore della meccanica avanzata. Il progetto viene implementato dalla Società per Azioni SIPE, costituita interamente da capitale pubblico dei tre Comuni sopra menzionati.

Nel 2006 sulla linea principale si compì il declino, perchè cessarono tutti i traffici, fino alla rinascita al servizio metropolitano odierno, ma sulla nostra breve antenna il sipario calò già nel 2002, quando il binario e la catenaria vennero asportati per essere rottamati. La carriera nascosta di una sogliola giallorossa vissuta fra il pericolo degli esplosivi è così cessata per sempre; ne rimangono ancora tracce nelle foto di qualche avveduto appassionato fotografo.

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